VINO
Falerno del Massico: il vino e l’antico Falerno dei Romani
Il Falerno del Massico è un vino a denominazione di origine controllata (DOC) che si produce in 5 comuni della provincia di Caserta, tra cui Mondragone. Il nome ricorda il Falerno, il vino che secondo il disciplinare i Romani vendevano in tutto l’impero. Qui trovi dove si produce, quali vini esistono, e cosa racconta il disciplinare sull’antico Falerno. Il disciplinare è il documento ufficiale con le regole di produzione.
Dati del disciplinare del Ministero letti il 19 ottobre 2026.
Che cos’è il Falerno del Massico
Dove si produce
- Sessa Aurunca
- Cellole
- Mondragone
- Falciano del Massico
- Carinola
I vini del Falerno del Massico
Bianco
Almeno l’85% di uva Falanghina; fino al 15% possono esserci altre uve adatte alla Campania. Al consumo ha colore bianco paglierino con riflessi verdognoli e sapore asciutto e sapido.Rosso
Almeno il 60% di Aglianico e al massimo il 40% di Piedirosso; fino al 15% possono esserci altre uve adatte alla Campania. Ha colore rosso rubino intenso e sapore asciutto o abboccato, caldo e robusto. Prima della vendita deve invecchiare almeno un anno, contato dal 1° gennaio dopo la vendemmia.Rosso riserva
È il Rosso invecchiato almeno due anni, di cui uno in botti di legno. Il sapore è asciutto, caldo e robusto.Primitivo
Almeno l’85% di uva Primitivo; si possono aggiungere Aglianico, Piedirosso, e Barbera fino al 15%. Ha lo stesso invecchiamento minimo di un anno del Rosso.Primitivo riserva o vecchio
È il Primitivo invecchiato almeno due anni, di cui uno in botti di legno. Può chiamarsi «riserva» o «vecchio».
L’antico Falerno dei Romani, secondo il disciplinare
Il nome
Il disciplinare chiama la zona di produzione «Ager Falernus» e scrive che era famosa già ai tempi di Orazio e di Virgilio.I Romani
Secondo il disciplinare, dal secondo secolo avanti Cristo i Romani coltivarono qui la vite in modo intensivo. Il documento racconta che nel territorio si vedono ancora resti di ville rustiche con cantine e attrezzature di pietra per fare e conservare il vino.Tre tipi di vino
Il disciplinare descrive tre vini, divisi per l’altezza a cui cresceva l’uva: Caucinum, Faustianum, e Falerno. Li distingue anche per il gusto, con i termini latini «austerum», «dulce», e «tenue».Le anfore e i porti
Secondo il disciplinare, il vino partiva in anfore di terracotta, con un’etichetta chiamata «pittacium» che indicava il tipo di vino, l’anno, e la zona. Le navi con le anfore salpavano dai porti di Sinuessa, di Gianola, e dalla foce del Garigliano.Un vino famoso
Il disciplinare lo definisce «il vino dei re, il vino più costoso e desiderato dell’impero romano». Scrive che anfore di Falerno sono state trovate in tutto il Mediterraneo e in città lontane come Manchester, Marsiglia, e Cartagine. Aggiunge che se ne trovano tracce nei testi già dai tempi di Giulio Cesare, in Orazio, Marziale, Cicerone, Plinio, Virgilio, Petronio, Giovenale, e più tardi nel Tasso.
Chi tutela la denominazione
Fonti, lette il 19 ottobre 2026
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